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Sentiero Frassati della Campania - Natura PDF Stampa E-mail
Note naturalistiche
di Nicola Di Novella

Mentre ti appresti a percorrere il "Sentiero Frassati della Campania" sui "Monti della Maddalena", Nicola, il naturalista che ti accompagna, ti informa che ti trovi in un'area interna della provincia di Salerno tra le più belle del Meridione d'Italia: il "Vallo di Diano".

Geologia
Questa valle è stata scenario di tutte le civiltà antiche, da quella preistorica (la "Grotta di Polla") a quella micenea (la "Grotta del Pino" a Sassano), da quella lucana a quella greca, da quella romana a quella medievale.
Dal punto di vista geomorfologico, il Vallo di Diano è una vasta depressione tettonica allungata secondo la direttrice NW-SE di circa 37 Km e larga 5,5 Km, con un'altitudine media di circa 415 m s.l.m..
Secondo i recenti studi sull'evoluzione dell'Appennino Meridionale, nel Vallo di Diano si riconoscono tre diverse unità strutturali:
1.la "Piattaforma Campano-Lucana" interessata da almeno due fasi tettoniche distinte, una caratterizzata dal sovrascorrimento con vergenza NE dei "massicci carbonatici" sulla "serie calcareo-silico-argillosa" e l'altra avvenuta dopo la "sedimentazione dei flysch";
2.il "Bordo Esterno della Piattaforma" stessa, riscontrabile nei "Monti della Maddalena", molto discontinua e tendente a scomparire verso sud, perché sepolta sotto i "flysch" della piattaforma sovra scorsa;
3.il "Bacino Lagonegrese" interessato essenzialmente dalla "serie calcareo-silico-marnosa" e da quella dei "flysch".

Il clima
Il clima del Vallo di Diano può essere definito del tipo "delle conche e delle valli interne della Campania" con venti umidi meridionali. Non vi sono in zona punti di rilevamento climatico, ma si può dire che l'arco dell'anno è caratterizzato da precipitazioni piovose che presentano il massimo nel mese di dicembre ed il minimo nel mese di luglio (la piovosità media è tra i 1.000 - 1200 mm negli 80 - 100 giorni di pioggia all'anno) mentre le precipitazioni nevose sono caratterizzate dalle correnti balcaniche.
La temperatura annuale si aggira tra i +4°C ed i +30°C con massime di -7°C e +39°C.
Questa valle contiene in sé singolari valori paesaggistici e numerosissimi belvederi naturali, di cui il più spettacolare è senz'altro rappresentato dal Monte Cervati.
I Monti della Maddalena costituiscono anche il confine tra la Campania e la Basilicata.

La flora
Le "associazioni vegetali" che in essi si riscontrano sono essenzialmente due: la "termoxerofila" (con roverella, orniello, carpino bianco e castagno) e la "mesocalcifiga-mesosciafila" (con castagno, carpino nero, nocciolo, acero e faggio).
Gli ambienti che si possono leggere sono: incolti non alberati, uliveti, querceti, boscaglia mista, forre, calanchi, cespuglieti, pascoli, pascoli aridi, scarpate erbose, radure, filiceti, carpineti, faggeta mista.
Attualmente le superfici boschive collinari sono ridotte rispetto alle capacità di espansione del querceto, in quanto molto spazio fu sottratto nel passato dalle coltivazioni, per cui oggi il paesaggio si presenta con lembi di boscaglia sparsi, per lo più relegati su pendii dov'è difficile arrivare con le macchine agricole.
L'abbandono, però, di alcuni coltivi e la colonizzazione di questi da parte di erbe spontanee, sta favorendo la riconquista da parte dei cespugli pionieri, che sono il preludio del futuro bosco.
Sui suoli dei campi abbandonati si incontrano piante di diversi ambienti. Si tratta di flora prevalentemente erbacea con alcuni esempi di piante arbustive e lianose che, trovando condizioni favorevoli, si sono sviluppate a dismisura: la vitalba ("Clematis vitalba" L.), il rovo ("Rubus canescens" DC.), la ginestra ("Spartium junceum" L.), il prugnolo ("Prunus spinosa" L.), molto spesso, insieme, costituiscono folti ed impenetrabili arbusteti, ma ravvivati in primavera da tappeti di "Primula vulgaris" Huds. e di "Anemone apennina" L. .
Aspetti particolari e poco appariscenti di vegetazione naturale si ritrovano nei piccoli ambienti rupestri, dove allignano quelle piante di piccole dimensioni resistenti alla siccità e alla forte insolazione.
Va, peraltro, aggiunto che tutti questi ambienti sono contornati e infiltrati da una estesa pineta a "Pinus sylvestris" L., frutto di una vecchia opera di forestazione, che ben si è integrata oramai negli habitat originari.
Altra specie introdotta, che sta sostituendosi alle nostre piante arboree autoctone, è la "Robinia pseudoacacia" L., conosciuta dalle contrade del Vallo di Diano con il termine "i caggi". Quest'albero - originario dell'America nord-orientale e introdotto in Francia nel 1601 da Jean Robin, giardiniere di EnricoIV - a confine della pineta sta impiantando nuclei sempre più consistenti, che vanno ad occupare velocemente le zone di boscaglia mista, sottoposta come sempre a tagli frequenti ed indiscriminati. Oggi, come in passato, per la sua elevata vegetabilità viene utilizzata come freno per le scarpate artificiali (vedi bordi autostradali). E' un inquinante verde da tenere sotto controllo.
Risalendo dal piano della vallata sino alla zona montana si attraversano le quattro fasce di vegetazione caratteristiche dell'Appennino Meridionale: quella della roverella ("Quercus pubescens" Willd ), quella del cerro e del castagno ("Quercus cerris" L. e "Castanea sativa" L.), quella del carpino ("Ostrya carpinifolia" Scop.), e quella del faggio ("Fagus sylvatica" L.). Tra alberi, arbusti e cespugli che si incontrano, gli elementi più rappresentativi sono: ciliegio ("Prunus avium" L.), fico ("Ficus carica" L.), noce ("Juglans regia" L.), roverella ("Quercus pubescens" Willd), cerro ("Quercus cerris" L.), leccio ("Quercus ilex" L.) anche in forma arborea, acero dei campi ("Acer campestre" L.), orniello ("Fraxinus ornus" L.), sambuco ("Sambucus nigra" L.), ulivo ("Olea europaea" L.), melo selvatico ("Malus sylvestris" Miller ), pero selvatico ("Pyrus amigdaliformis" Vill ), carpino bianco ("Carpinus betulus" L.) ontano ("Alnus glutinosa" Gaertner ), biancospino ("Crataegus monogyna" Jacq.), terebinto ("Pistacia terebinthus" L.), prugnolo ("Prunus spinosa" L.), rosa selvatica ("Rosa canina" L.), ligustro ("Ligustrum vulgare" L.), evonimo ("Euonimus europaeus" L.), ginestra ("Spartium junceum" L.), ginestra "dei carbonai" ("Cytisus scoparius" Link), salice delle capre ("Salix caprea" L.), sorbo da frutto ("Sorbus domestica" L.), sorbi selvatici ("Sorbus graeca" Kotscky, "Sorbus torminalis" Crantz, "Sorbus acuparia" L.), pioppo di montagna ("Populus tremula" L.), corniolo ("Cornus mas" L.), carpino nero ("Ostrya carpinifolia" Scop.), fico di monte ("Acer opalus" Miller), faggio ("Fagus sylvatica" L.).
Numerose sono le piante erbacee e ben 24 i generi di funghi.
Un'altra singolarità è rappresentata dalle "orchidee selvatiche" che si trovano distribuite nelle diverse fasce altitudinari: sono 44 entità di cui due ibridi molto rari nell'Appennino Meridionale, x "Orchis dietrichiana" e x "Orchis bivonae".

La fauna
Nel parco faunistico presente sui Monti della Maddalena troviamo mammiferi come il lupo ("Canis lupus"), il cinghiale ("Sus scropha"), la volpe rossa ("Vulpes vulpes"), la faina ("Martes foina"), il gatto selvatico ("Felix gatus"), la puzzola ("Putorius putorius"), il tasso ("Meles meles"), il ghiro ("Glis glis"). E poi ancora rettili, anfibi, molte specie di insetti e numerosi rappresentanti dell'avifauna italiana.
 

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